Rapporto coniugale logoratosi nel tempo: impossibile addebitare la separazione alla moglie aggressiva e violenta

Inutili le obiezioni sollevate dall’uomo. Per i giudici, difatti, la condotta aggressiva della donna e i suoi comportamenti, frutto di superficialità e gelosia, si sono inseriti in un contesto connotato da reciproche incomprensioni e, pertanto, hanno rappresentato l’effetto e non la causa della irrimediabile crisi coniugale

Rapporto coniugale logoratosi nel tempo: impossibile addebitare la separazione alla moglie aggressiva e violenta

Niente addebito della separazione se il rapporto tra moglie e marito si è andato logorando nel corso del tempo, arrivando poi ad una crisi irreversibile.
Questa la prospettiva tracciata dai giudici (ordinanza numero 13394 del 9 maggio 2026 della Cassazione), chiamati a prendere in esame l’ennesimo caso di rottura coniugale.
A rendere peculiare la vicenda è il ruolo negativo attribuito alla donna, rea, secondo l’uomo, di comportamenti aggressivi e violenti tali da avere portato alla rottura.
Per il giudice d’Appello, però, il rapporto, già caratterizzato da frequenti contrasti, si è semplicemente andato sempre più logorando nel corso del tempo ed è entrato irrimediabilmente in crisi in concomitanza con l’emergere delle problematiche di salute della donna, allorquando, quindi, si è verificato un progressivo inasprimento del rapporto, con conseguente allontanamento tra le parti, le quali non sono state in grado di superare i motivi di contrasto esistenti e di affrontare insieme un nuovo ciclo della vita, attribuendo l’uno all’altro la responsabilità della situazione venutasi a creare, contribuendo così ad accentuare la conflittualità e, conseguentemente, la reciproca estraneità affettiva.
In questo quadro, quindi, l’asserita condotta aggressiva della donna e i suoi comportamenti, espressione di superficialità e gelosia, si sono inseriti in un contesto connotato da reciproche incomprensioni e, pertanto, hanno rappresentato l’effetto e non la causa della irrimediabile crisi coniugale.
Sulla stessa falsariga, infine, anche i magistrati di Cassazione, i quali condividono le valutazioni compiute in Appello. In sostanza, la crisi dell’unione coniugale è esplosa in concomitanza dell’insorgenza della malattia della donna, la quale, in conseguenza dell’intervento chirurgico e dei successivi trattamenti subiti, ha iniziato a manifestare stati di ansia tali da rendere necessario l’ausilio di uno psichiatra e da dovere assumere ansiolitici.
In questo contesto, le condotte moleste tenute dalla donna sono valutabili come espressione di un profondo malessere e non come lesione dei doveri coniugali. E identica prospettiva viene applicata anche all’episodio relativo al morso dato dalla donna al naso del marito, episodio che deve essere valutato nella situazione globale in cui si è trovata la coppia, tenendo sempre conto della situazione delicata e di fragilità della donna, e che quindi non può da solo assurgere ad elemento disgregatore e generatore dell’irreversibilità della crisi coniugale, sottolineano i giudici di Cassazione.
Tirando le somme, gli elementi emersi, valutati complessivamente, inducono a ritenere che il rapporto coniugale, già caratterizzato da frequenti contrasti, si sia andato sempre più logorando nel corso del tempo, entrando irrimediabilmente in crisi in concomitanza con l’emergere delle problematiche di salute della donna. E la condotta aggressiva della donna, così come i suoi comportamenti frutto di superficialità e gelosia, si sono inseriti in un contesto connotato da reciproche incomprensioni e, pertanto, hanno rappresentato l’effetto e non la causa della irrimediabile crisi coniugale.

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